Rivista di filosofia
Journal of Philosophy
ISSN 2420-9775
Anno VI, N. 15
Online 31/03/2020
Mimesis Edizioni

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Big Brother/Big Other: il film Unità di Produzione musicale.
Considerazioni su un titolo ingannevole.
S. GIUSTI

Unità di Produzione musicale (Music Production Unit) is an experiment among documentary film, performance and improvisation. Seventy-two musicians are invited in an abandoned factory to produce music as if they were in an assembly line. They wear an overall; shifts and rules are established and controlled by foremen. Work conditions are far from the habits of a musician, a paradoxical mix between a supposed Fordist rigidity and a random freedom. The movie seems to be a musical experiment, but it’s actually an attempt to start a meditation about present time by putting some individuals in an out-of-date condition: the nineteenth century workman. The factory becomes a simulacrum of factory, the dystopian atmosphere becomes a simulacrum of dystopia. Here the discomfort doesn’t come out from control, rather from the feeling that all in all this control is empty. In this sense, UPm appears to be a simulation of the individual condition described by Bauman and can be compared to the Lacanian big Other. It’s a factory where the Big Brother reveals itself as a Big Other about which in the end we know there’s no Other of the Other: a subject supposed knowing who doesn’t even try to pretend to know.

KEYWORDS: Factory, Music, Documentary, Dystopia, Simulacrum, Big Other

 

Unità di Produzione musicale (UPm) è un esperimento fra documentario, performance e improvvisazione. Settantadue musicisti sono invitati a produrre musica in una fabbrica dismessa come se fossero in catena di montaggio. Indossano una tuta da lavoro, e turni e regole sono stabiliti e controllati da capireparto. Le condizioni di lavoro sono lontane da quelle abituali per un musicista, una commistione paradossale fra una presunta rigidità di tipo fordista e una libertà aleatoria. Il film sembra essere un esperimento musicale ma è in realtà un tentativo di innescare una riflessione sul contemporaneo, ponendo degli individui in una condizione inattuale: i panni dell’operaio novecentesco. La fabbrica si rivela essere un simulacro di fabbrica, l’atmosfera distopica un simulacro di distopia. Dove il disagio non deriva tanto dal controllo, quanto dalla sensazione che, in fondo, la costrizione sia un’imposizione vuota. In questo, UPm sembra più una simulazione della condizione individuale descritta da Bauman e rimanda al grande Altro di Lacan. È una fabbrica in cui il Big Brother si rivela essere un Big Other, del quale alla fine sappiamo che non c’è Altro dell’Altro: un soggetto supposto sapere che non prova neanche a far credere di sapere.

PAROLE CHIAVE: Fabbrica, musica, documentario, distopia, simulacro, grande Altro

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