Rivista di filosofia
Journal of Philosophy
ISSN 2420-9775
Anno IV, N. 11
Online 30/06/2018
Mimesis Edizioni

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Didattiche estetiche e giochi come abduzioni.
Arte-bio-grafia nell’interstizio tra creatività e complessità
I. Marseglia, A. C. Scardicchio

The ‘Caviardage – Metodo Tina Festa’ is known as a poetic creative writing game, in the international range of ‘poetry’ practices, distinguishing itself for the epistemological richness of the foundation and its reverberations in adult life-long-learning. Physical epistemic exercise, method a-methodic, it reveals a philosophically relevant play: exercise of abductive research of observation of the ‘unnoticed’, this game has much similar to science, ‘batesonianament’ intended as an aesthetic exercise that breaks and interrupts the taxonomic attitude to put ‘thoughts in line’, allows to overcome a ‘cartographic image of knowledge’. The essay also presents the results of an empirical research that investigated the connections between this practice and its reverberations in order to processes of meta-thought, exploring the connections between ‘poetry’ as meta-modus of knowledge and dis-learning as meta-modus of the most evolved reflexivity. In this perspective, the meaning of ‘aesthetic’ in the contexts of training in adulthood is problematized, combining the intuitions of Bateson and the theoreticians of complexity with a game / language… only seemingly light.

KEYWORDS: Abductive game, Aesthetic exercise, Meta-reflection, Complexity, Systemic knowledge

 

Il ‘Caviardage – Metodo Tina Festa’ è noto come gioco di scrittura creativa poetica, nell’alveo internazionale delle pratiche di ‘founded poetry’, distinguendosi per la ricchezza epistemologica della fondazione e per le sue riverberazioni nella formazione meta-rifessiva degli adulti. Esercizio materico ed insieme epistemico, metodo a-metodico, esso rivela una ludicità filosoficamente rilevante: esercizio di ricerca abduttiva di ‘osservazione’ ‘dell’inosservato prima’, questo ‘gioco’ ha molto di affine alla ‘scienza’, batesonianamente intesa come esercizio estetico che rompe ed interrompe l’attitudine tassonomica a mettere i ‘pensieri in riga’, consente di superare una ‘immagine cartografica della conoscenza’. Il saggio presenta inoltre i risultati di una ricerca empirica che ha indagato le connessioni tra codesta pratica didattica e le sue riverberazioni in ordine a processi di meta-pensiero, esplorando le connessioni tra ‘poesia’ come meta-modus di conoscenza e dis-apprendimento come meta-modus della riflessività più evoluta. In quest’ottica si problematizza l’accezione di ‘estetico’ nei contesti propri della formazione in età adulta, coniugando le intuizioni di Bateson e dei teorici della complessità ad un gioco/linguaggio solo apparentemente leggero.

PAROLE CHIAVE: Gioco abduttivo, esercizio estetico, meta-riflessione, complessità, conoscenza sistemica

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