Rivista di filosofia
Journal of Philosophy
ISSN 2420-9775
Anno IV, N. 12
Online 31/10/2018
Mimesis Edizioni

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In un ‘milligrammo di delirio’ il fascino della musica L. Parente

Questioning the beauty of music can be a difficult and somewhat ineffectual task. We know musical experience in a very profound way and that’s why philosophy somehow has the task of dealing with this experience. Can the musical experience (of listener, of performer and of composer) tell something about existence? What attracts me in music? What is this ‘something’? The French philosopher Jankélévitch would say: Le Je-ne-sais-quoi et le Presque-rien. In this so small ‘space’, ‘time’, in this instant intuition, in this «milligram of delirium» … here it is music. Here we have the ‘subjective’ experience of the body that I am and that I live. This is what we try to reflect in this essay: the fascinating experience that music is.

KEYWORDS: Music, Jankélévitch, charme, Body, Time, subject-tuning-fork

 

Interrogarsi sulla bellezza della musica può essere un compito difficile e in qualche maniera poco efficace. Ciò che noi sappiamo dell’esperienza musicale lo sappiamo in maniera molto profonda e per questo la filosofia in qualche modo ha il compito di occuparsene: può l’esperienza musicale (di ascoltatore, di esecutore e di compositore) raccontare qualcosa dell’esistenza? Cos’è quel qualcosa che della musica continuamente mi attrae? Un non-so-che, direbbe il filosofo francese Jankélévitch, un quasi niente. In questo ‘spazio’, in questo ‘tempo’ così piccolo, in questa intuizione istantanea, in questo «milligrammo di delirio» la musica… sta. Qui si gioca l’esperienza ‘soggettiva’ del corpo che sono e che vivo. Proprio questo è ciò su cui si cerca di riflettere in questo saggio: l’esperienza fascinosa che la musica è.

PAROLE CHIAVE: musica, Jankélévitch, charme, corpo, tempo, diapason-soggetto

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