Rivista di filosofia
Journal of Philosophy
ISSN 2420-9775
Anno VI, N. 16
Online 03/11/2020
Immagine di copertina
di Bianca Roselli
Mimesis Edizioni

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Se un giorno d’inverno una viaggiatrice.
Frammenti di pensiero su solitudine, prossemica e trauma-Covid
A. Caputo

Non è Calvino. Ma la sensazione di ‘marzo 2020’ è stata questa. Fino al giorno prima eri in un’altra storia. Poi ti ritrovi catapultato in un altro mondo, in una narrazione apocalittica, nella bolla di vetro della tua casa. E provi a cominciare a pensare, a raccontare, ma tutte le volte la bolla si rompe. E tra le mani restano solo frammenti di pensiero e scrittura.
Molte volte, in questi mesi (ormai otto), ho tentato (mi è concessa la prima persona?) di ‘riflettere’ sulla pandemia e sul modo del tutto inedito in cui ci ha riconsegnato a noi stessi, al nostro rapporto con la vita e la morte, la vicinanza e la distanza, le relazioni con le altri. Ma ogni volta mi sono trovata nella situazione del calviniano Se una notte d’inverno un viaggiatore: non per scelta stilistica, ma per tragica necessità. Con pagine che non terminavano. Con pensieri che non prendevano carattere sistematico. Con scritture che non diventavano saggio.
E anche questo Editoriale è stato scritto tante volte, con tanti titoli diversi e ‘inizi’ diversi. Senza mai trovare forma e conclusione. Finché, alla fine, la decisione di lasciarlo così. Come una serie di incipit. Come una serie di frammenti. Pagine di diario, non autobiografico, ma di riflessione. Appunti di filosofia. Ni-ente di più. Postille inconclusive.

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