Rivista di filosofia
Journal of Philosophy
ISSN 2420-9775
Anno VI, N. 16
Online 03/11/2020
Immagine di copertina
di Bianca Roselli
Mimesis Edizioni

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Ryoji Ikeda’s Art-work exemplifies Aristotle’s Account of the World as a Mathematical Proposition V. M. Giouli

Randomness in the continuity of the spatio-temporal order can be controlled by reducing the function of milliseconds or waveforms to a minimum, the Japanese artist Ikeda argues. Slicing this minimum mathematically is what gives a substance both intellectual and artistic meaning for both Aristotle and Ikeda. They both believe that instants of time thus shaped intervene in the above-mentioned continuity; thus being like sequential frames. No meaning exists beyond them. However, while Aristotle considers with objectivity that those frames are merely contingent attributes of what time ‘is’, Ikeda thinks of them as existing unconditionally, in some mind-realm transcending nature.

KEYWORDS: Ryoji Ikeda, Art-work, Body-Mind Problem, Aristotle, Non-Realism

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La casualità nella continuità dell’ordine spazio-temporale può essere controllata riducendo al minimo la funzione dei millisecondi o delle forme d’onda, sostiene l’artista giapponese Ikeda. Sezionare matematicamente questo minimo è ciò che dà a una sostanza un significato, sia intellettuale che artistico, e questo accade sia in Aristotele che in Ikeda. Entrambi ritengono che nella suddetta continuità intervengano istanti di tempo così fatti: come frame sequenziali. Nessun significato esiste a prescindere da essi. Tuttavia, mentre Aristotele considera con obiettività quei fotogrammi come semplici attributi contingenti di ciò che il tempo ‘è’, Ikeda li pensa come esistenti incondizionatamente, in un regno mentale che trascende la natura.