Rivista di filosofia
Journal of Philosophy
ISSN 2420-9775
Anno III, N. 9
Online 25/10/2017
Mimesis Edizioni

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MANIFESTO

Una rivista che pone il linguaggio filosofico in connessione con il linguaggio dell’arte, della musica,
della letteratura, del cinema, delle scienze umane.
«Che cosa cercano tutti i creatori? Nuovi linguaggi cercano, sempre stanchi dei vecchi (…). Il vostro sguardo verso mari lontani, il vostro desiderio, rocce e vette: un linguaggio, solo per la vostra nostalgia»
[F. Nietzsche]

‘Logoi’ è un plurale.

Plurale come la molteplicità di espressioni che caratterizzano il pensiero, i pensieri.

‘Linguaggi del pensiero’, ‘linguaggi della filosofia’. Non ‘Filosofia del linguaggio’ o dei linguaggi. Perché il soggetto qui non è la Filosofia e il suo Logos, ma i logoi, i molteplici modi del dire.

Perché accanto al dire concettuale (linguaggio classico nella storia della filosofia), c’è il dire dell’immagine (per esempio, il linguaggio della pittura); c’è il dire musicale, c’è il dire narrativo, c’è il dire filmico, c’è il dire delle scienze.

Filosofia dell’arte, della musica, della letteratura, del cinema: in senso forte. Genitivo soggettivo e non oggettivo. L’arte come modo del pensare (e quindi del filosofare). La musica come modo del pensare. La letteratura come modo del pensare. Il cinema come modo del pensare. Passo indietro del concetto: a riconoscere l’altro. A riconoscere che il pensiero è altro. Può essere anche altro. Plurale.

Una rivista con numeri monografici: in cui lo ‘stesso’ tema è posto sotto la lente d’ingrandimento dei diversi linguaggi
«E poiché a causa della pienezza del mondo tutto è connesso, e ciascun corpo agisce su ciascun altro corpo, più o meno a seconda della e per reazione ne viene ne deriva di conseguenza ogni monade è uno specchio vivente (…) che si rappresenta l’Universo distanza,
modificato: che secondo il proprio punto di vista»
[G.W. Leibniz]

Plurale come ciò che è prima del pensare: la pienezza del mondo

Perché la filosofia non nasce dai libri ma dalle cose (E. Husserl). E, allora, alla cosa stessa, alle cose stesse non si può non tornare. Concetti ‘dalle’ cose. Non come assoluti.

Una filosofia mai ‘prima’, ma sempre ‘seconda’. Là dove è proprio il non-filosofico, il simbolico, il preconcettuale che «dà a pensare» (P. Ricoeur): e diventa sorgivo, anche per la concettualizzazione.

Un pensiero che è ‘poiesis’, un fare ‘poietico’, in cui trovano origine tanto il Denken filosofico quanto il linguaggio dell’arte, della poesia, dell’esistenza (M. Heidegger). E i linguaggi e le discipline si svelano, così, nel loro parallelismo: rette che non si incontrano mai, ma che trovano il loro senso proprio nella relazione: allelon: l’uno rispetto all’altro: riconoscimento reciproco.

Mobile esercito di trasposizioni (F. Nietzsche). Gioco di specchi. Riflessioni. Lo stesso oggetto da più punti di vista. È ancora lo stesso? È ancora la stessa – la cosa in gioco – dopo essere passata attraverso il prisma dell’immagine, della musica, del cinema, della letteratura?

Al termine del periplo, nel ritorno (alla filosofia, o alla vita), è ancora la stessa cosa?

Ricchezza del riflettere plurale.

Una rivista ‘ermeneutica’, che vuole mettere in dialogo e circolo le diverse discipline
«L’intesa tra gli uomini avviene sulla base di un orizzonte comune che vive nella lingua che parliamo, e nei testi eminenti che costituiscono il patrimonio di questa lingua”. “L’esperienza di verità si dà solo nel dialogo (…), nel movimento circolare della comprensione»
[H. G. Gadamer]

Plurale come il dialogo, come i dialoghi tra i diversi linguaggi e le
diverse discipline.

Non interdisciplinarietà. Non multidisciplinarietà. Dia-logo: là dove proprio il mantenimento della differenza (linguistica, epistemologica, disciplinare) può consentire lo spazio dell’arricchimento, dell’incontro, del confronto, della scoperta.

Dia-logoi tra i diversi. Perché la filosofia non è pittura; la musica non è cinema; la letteratura non è psicologia. E proprio per questo è possibile il confronto (H. G. Gadamer). Circolo dei linguaggi. Circolo dei dia-logoi. Plurali come le lingue, le storie, le esperienze.

Una rivista scientifica, internazionale, aperta a contributi in lingue diverse, aperta a diverse esperienze del pensare
«Ospitalità linguistica, ove al piacere di abitare la lingua dell’altro corrisponde il piacere di ricevere presso di sé, nella propria dimora d’accoglienza, la parola dello straniero»
[P. Ricoeur]

Plurale come inter/nazionale.

Non per moda. Non per facciata. Ma per il bisogno di incontrare l’altro dov’è: nel suo mondo linguistico. Perché cose ed esperienze, messe sui fogli, passano inevitabilmente attraverso ‘una’ lingua.

E se lo scritto – come sapevano bene gli Antichi – rischia di fissare e mummificare, invece la ricchezza della molteplicità delle lingue, la fusione dei diversi orizzonti nazionali può aiutare: a non tramutare questo ‘scrivere e fissare’ in uno schematismo autoreferenziale.

Perché si pensa e si scrive sempre con altri e per altri. Plurali.

Una rivista attenta ai possibili risvolti filosofico/didattici dei temi presentati
«Non si può insegnare la Si può insegnare a filosofia. (…) filosofare»
[I. Kant]
«Perché essa non si può in alcun modo comunicare, ma s’accende da fuoco che nasce d’improvviso dopo un lungo periodo di discussioni sull’argomento e una vita vissuta in come fiamma balza: nell’anima comune»
[Platone]

Plurale come la plurivocità interna della filosofia: teorica e pratica.

Perché un pensiero critico è sempre, in sé, politico.

E perché la prima ‘pratica’ politica della filosofia è la sua intrinseca ‘paideia’. Perché una filosofia non comunicata non è nulla. E una teoria che non si interroga sulla propria insegnabilità non è critica fino in fondo.

E, allora, la didattica non è la cenerentola della ricerca, ma la sua cartina di tornasole. E la filosofia a scuola non è solo un problema della scuola, ma un problema filosofico-politico.

E, allora, la pluralità è già proposta, e scommessa: il syn/ philosophein come stile del far filosofia, stile di insegnamento e di ricerca. Plurale.

Una rivista promossa da giovani studiosi: un progetto di ricerca condiviso e aperto, una trama.
«I nomi tradizionali per ciò che si intende col termine ‘linguaggio’ lo ‘nominano’ sempre soltanto da uno o dall’altro dei punti di vista sotto cui il linguaggio consente d’esser guardato. A indicare l’unità del linguaggio, che veniamo cercando, valga il termine Aufriss (profilo). Riss [fenditura, incrinatura, strappo]. Einen Acker aud und umreissen [tracciare solchi]. L’Aufriss è l’insieme dei tratti (…), la trama del linguaggio, la struttura di un indicare entro il quale i parlanti e il loro parlare, ciò che si fa parola e l’inespresso di tale parola, restano saldati insieme dalla parola”
[M. Heidegger]

Plurale come i nomi, i volti, le storie che sono dietro questi ‘blogoi’.

Innanzitutto i nomi e i volti dei Redattori …

Perché ‘Logoi’ prima che una rivista è un progetto. Uno spazio di ricerca condivisa. È tante ore di confronto, e anche di scontro, se necessario. Perché pensare è pensare diversamente. E poi tentare di convergere.

‘Logoi’ è l’insieme di diverse esigenze e competenze.

E, se è ‘troppe cose’, è per non mortificare nessuna di queste esigenze e competenze. Plurale non come un ‘noi’ chiuso, ma come un intrecciarsi di ‘tu’: inviluppo di storie, in cerca di nuovi compagni di viaggio e di linguaggio. Trama. Trame

Linguaggi. Logoi.

MANIFESTO

A journal that puts philosophical language into the language of art, music, literature, movies, Humanities
«What are they looking for all creators? They seek new languages, always tired old (…). Look to distant seas, desire, rocks and peaks: a language, just for your melancholy»
[F. Nietzsche]

‘Logoi’ (languages) is a plural

Plural as a multiplicity of expressions that characterize thinking and thoughts.

‘Languages ​of thought’, ‘Languages of philosophy. Not ‘Philosophy of language’ or ‘languages’, because here the subject is not Philosophy and its Logos, but logoi and the multiple ways of saying.

Indeed, next to the conceptual ‘saying’ (i. e. the classic language in the history of philosophy), there is the language of ‘images’ (e. g. of paintings); there is the language of music, there is the narrative language, the language of movies and that of sciences.

Philosophy of art, of music, of literature, of film becomes a subjective genitive and not objective. Art as a way of thinking (and thus of philosophy). Music as a way of thinking. Literature as a way of thinking. Movie as a way of thinking. Stepping back from the concept: recognizing the other and recognizing that thinking is (and can be) ‘other’: and ‘other’ means in this case ‘plural’.

A journal with monographic issues, where the ‘same’ theme is placed under the different languages’ magnifying glass
«…and because the word is full, everything in it is linked to everything else, and each body acts to a greater or lesser extent on each other body in proportion to the distance between them, ad is affected by it in return. This has the result that every monad is a living mirror which represents the universe in accordance with its own point of view (…)”.
[G.W. Leibniz]

Plural, before the thinking: the richness of the world…

because philosophy is not born from books but from things (E. Husserl).

And, so, we must return to the things themselves, zu den Sachen selbst. Concepts comes ‘from’ things. They are not un-conditioned.

So philosophy is never ‘first’, but always ‘second’. In fact, the non/ philosophical, the symbol, the pre-conceptual «gives rise to thought» (P. Ricoeur) and it becomes a wellspring, even for conceptualization. A thought that is ‘poiesis‘, a ‘poietic’ act. This is the origin of both philosophical Denken and arts (M. Heidegger). In this way, languages ​and disciplines are revealed in their parallelism, as parallel lines that never meet, but find their own meaning in connection. Para-allelon: the one with the other: mutual recognition.

As Nietzsche says, language is &la»
[a movable host of metaphors&ra»
[ (F. Nietzsche), showing reflections: the same object from different points of view. The ‘thing’ in the game, after going through this prism of images, music, movies, literature, is the same or not? At the end of the circumnavigation, in return (to philosophy and to life), is it still the same ‘thing’?

Richness of the plural reflection!

A ‘hermeneutics’ journal, which wants to put in dialogue different disciplines
«The agreement between men is based on a common horizon that lives in language we speak and in eminent texts that build the heritage of this language”. “The experience of truth is only given in dialogue (…), in the circular movement of understanding»
[H. G. Gadamer]

Plural as dialogue, as dialogues between different languages ​and different
disciplines.

It’s not an interdisciplinary or multidisciplinary one, but dia-logue, where the maintenance of difference (linguistic, epistemological, disciplinary) may allow the ‘opening’ for enrichment, encounter, confrontation, discovery.

They are dia-logoi between different disciplines. Philosophy, indeed, is not painting; music is not cinema; literature is not psychology and exactly for this reason is possible to make a comparison, a discussion (H. G. Gadamer), which becomes a circle of languages (circle of dia-logoi).

A scientific, International Journal, opened to contributions in different languages and opened to different experiences of thinking
«Linguistic hospitality, where the pleasure of dwelling in the other’s language is balanced by the pleasure of receving the foreign word at home, in one’s own welcoming house»
[P. Ricoeur]

Plural as inter-national.

It’s not for fashion or for façade but for needing to meet the other where one is, in his linguistic world. In fact, when we write things or experiences, we use inevitably ‘one’ language; and ‘writing’ – as the ancient philosophers knew – run the risk of fixing and mummifying the multiple world of languages.

Then, only the ‘fusion’ of different national ‘horizons’ can help us, not to transform this ‘writing and fixing’ in a self- referential ‘schematism’. Indeed, we think and write always with others and for others. Plurals.

A journal that focuses on the possible educational, didactic implications of the presented themes
«Students should not learn thoughts – they should learn to think»
[I. Kant]
«For it does not at all admit of verbal expression like other studies, but, as a result of continued application to the subject itself and communion therewith, it is brought to birth in the soul on a sudden, as light that is kindled»
[Plato]

Plural as the plurivocity of philosophy: not only theoretical but also
practical plurivocity.

In fact, a critical thinking is always a political thinking and the first political ‘praxis’ of philosophy is its intrinsic ‘paideia’. Indeed, philosophy that does not communicate itself is nothing and theory which does not questions its teachability is not really critical thinking.

A journal which is promoted by young scholars. A shared and open research project. A weave.
«The traditional names for what we have in mind under the rubric ‘language’ indicate this unity always only in terms of one or another of the aspects which the being of language has to offer. This unity of the being of language for which we are looking we shall call Aufriss. (…) We make a design also when we cut a furrow into the soil to open it to seed and growth. Aufriss is the whole of the traits (…), is the drawing of the being of language, the structure of a show in which are joined the speakers and their speaking: what is spoken and what of it is unspoken in all that is given in the speaking»
[M. Heidegger]

Plural as the names, the faces, the stories that are behind
these ‘blogoi’.

…first of all, the names, the faces, the stories of the Editorial Staff. “Logoi”, in fact, is not only a Journal, but a research project.It’s a ‘space’ for shared research. It’s a lot of hours spent discussing with one another (and also fighting, if necessary). Thinking, indeed, is thinking differently and then trying to come to some consensus. “Logoi” is a set of different needs and skills; and, if it is ‘too much’, the intention is not to humiliate any of these plural needs and skills. This plural is not intended as a closed ‘we’ but as an ‘intertwining’ of ‘you’, as an net of stories (plots, storylines), looking for new companions for journeys, for languages and for…

logoi.