Rivista di filosofia
Journal of Philosophy
ISSN 2420-9775
Anno XI, N. 28,
Online 31/12/2025
Mimesis Edizioni

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Anomalia e negazione della Lebenswelt:
emersione dell’umano in Blumenberg
F. Santoro

This essay analyzes Hans Blumenberg’s break with essentialism; the human is thus conceived as facticity and being-in-the-world, that is, as a project (Entwurf) always in the making. From this perspective, the world too ceases to be a given object and is defined as a horizon of significance (Bedeutsamkeit), constituted within intentional correlation.
By radicalizing phenomenology, Blumenberg shows that meaning subsists only in temporality, as an excess beyond the present, and that the act of consciousness never fully coincides with its object. This leads to the centrality of distance (Distanz), understood both as a structural gap between act and correlate and as a subtraction from the claim of immediate presence, exemplified by the Lebenswelt.
Consciousness thus takes the form of actio per distans, operating through a mediation that keeps meaning open and prevents its saturation. In this framework, phenomenology is naturalized as a function of a biologically unspecialized being, for whom incompleteness and the impossibility of full intentional fulfillment are not limits, but positive conditions of historicity, freedom, and the constitutive openness of human existence.

KEYWORDS: Distance, Lebenswelt, Phenomenological Anthropology, Actio per distans, Impossibility of Intentional Fulfilment

 

Questo contributo analizza la rottura operata da Hans Blumenberg rispetto all’essenzialismo; l’umano si configura quindi come fatticità ed essere-nel-mondo, ossia come progetto (Entwurf) sempre in atto. In tale prospettiva, anche il mondo cessa di essere oggetto dato e si determina come orizzonte di significatività (Bedeutsamkeit), costituito nella correlazione intenzionale.
Radicalizzando la fenomenologia, Blumenberg mostra che il significato sussiste solo nella temporalità, come eccedenza rispetto al presente, e che l’atto coscienziale non coincide mai pienamente con il proprio oggetto. Ne deriva la centralità della distanza (Distanz), intesa sia come scarto strutturale tra atto e correlato, sia come sottrazione alla pretesa di una presenza immediata, esemplificata dalla Lebenswelt.
La coscienza si configura così come actio per distans, operando attraverso una mediazione che mantiene aperto il senso e ne impedisce la saturazione. In questo quadro, la fenomenologia viene naturalizzata come funzione di un essere biologicamente despecializzato, per il quale l’incompletezza e l’impossibilità di un riempimento intenzionale pieno non sono limiti, ma condizioni positive della storicità, della libertà e dell’apertura costitutiva dell’esistenza umana.

PAROLE CHIAVE: Distanza, Lebenswelt, Antropologia fenomenologica, Actio per distans, Impossibilità di riempimento intenzionale

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