Rivista di filosofia
Journal of Philosophy
ISSN 2420-9775
Anno VII, N. 18, Vol. I
ed. by G. B. Adesso, A. Caputo Online 11/11/2021
Immagine di copertina
di Bianca Roselli
Mimesis Edizioni

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Gioco e avanguardia: non siamo tutti un po’ Dada? P. PRAGER

Dada, an art movement that became well known in the late 1910s and early 1920s, challengeded traditional notions of art and aesthetics. Dada artists, for example, tossed colored scraps of paper into the air to compose chance-based collages, performed sound poems devoid of semantic value, and modeled a headpiece fashioned of sardine cans. To most art historians, Dada remains a culturally contingent expression of World War I trauma, nihilism, political disillusionment, and an aggressive attack on the moral bankruptcy of Western culture. The author suggests that this negative interpretation originates from art history’s methodological blindness to the importance of play, not only to creative and artistic endeavors, but to human identity itself. Dada is characterized by an effervescent love of improvisation, curiosity, novelty and an unselfconscious exploration of the phenomenal world; it emphatically professed to be ‘anti-art’ and ‘a state-of-mind.’ When considered from the perspective of play research and positive psychology, Dada emerges as an early and visionary milestone in understanding play as a fundamental expression of humanity almost a century before academia would take adult play seriously.

KEYWORDS: Avant-garde; Creativity; Dada; Marcel Duchamp; Play

 

Il Dadaismo, movimento artistico che si affermò alla fine del 1910 e nei primi anni Venti, sfidò le tradizionali nozioni di arte ed estetica. I dadaisti, per esempio, gettavano ritagli di carta colorata in aria per comporre ipotetici collage, eseguivano poesie prive di valore semantico e creavano cappelli formati da scatole di sardine. Per la maggior parte degli storici dell’arte, il Dadaismo rimane culturalmente una espressione legata in maniera contingente alla Prima guerra mondiale, al trauma, al nichilismo, alla disillusione politica e ad un attacco aggressivo alla bancarotta morale della cultura occidentale. L’autore suggerisce che questa interpretazione negativa proviene dalla cecità metodologica della storia dell’arte rispetto all’importanza del gioco, importanza non solo in relazione agli sforzi creativi e artistici, ma anche in relazione all’identità umana. Il Dadaismo è caratterizzato da un amore impetuoso nei confronti dell’improvvisazione, della curiosità, delle novità e da una esplorazione inconsapevole del mondo fenomenico; enfaticamente professato come ‘anti-arte’ e ‘stato mentale’. Se considerato in riferimento all’analisi sul gioco e alla psicologia positiva, il Dadaismo emerge come una pietra miliare anticipatrice e visionaria, in grado di capire il gioco come espressione fondamentale della umanità, quasi un secolo prima che il mondo accademico lo prendesse sul serio.

PAROLE CHIAVE: avanguardia; creatività; Dadaismo, Marcel Duchamp; gioco

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