Rivista di filosofia
Journal of Philosophy
ISSN 2420-9775
Anno IV, N. 12
Online 31/10/2018
Mimesis Edizioni

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Tra la violenza radicale e l’illogica della resistenza.
Considerazioni intempestive
A. Caputo

Queste pagine hanno esitato a lungo prima di fissarsi sul foglio. Se da un lato la scelta del tema di “Logoi” IV, 11 è emersa con paradossale facilità (‘non possiamo non interrogarci sulla violenza’, ci siamo detti, nell’incontro di Redazione che ha dato il via a questo fascicolo), dall’altro lato la composizione del numero non è stata facile; e ancora più difficile la scelta dell’impostazione da dare a questo saggio introduttivo.
La consapevolezza che la violenza è inestirpabile dall’umano (e anche solo scrivere, pensare, è in fondo im/porre qualcosa; e il logos è già comunque portatore di violenza ambigua) ci hanno fatto oscillare tra una serie di rischi: la retorica (inutile) della non violenza, il paradosso di esaltare ciò che si vorrebbe contestare (dandogli attenzione), l’analisi logica o semantica della questione (un po’ da ‘anime belle’ che non si sporcano le mani con il ‘corso del mondo’), l’elenco di una serie di autori e opere che hanno affrontato il tema e quindi una mera antologia di punti di vista: filosofici, letterari, artistici.
Onestamente crediamo che questo numero di “Logoi” sia caduto inevitabilmente proprio in ‘tutti’ questi rischi; e quindi le alternative erano due: cestinarlo (come continuava ad insinuare in noi un dubbio da ‘genio maligno’); oppure provare a fare una riflessione di secondo grado sull’inevitabile attraversamento della retorica della violenza e della non violenza: non tanto e non solo per ‘giustificare’ questa pubblicazione, ma per provare a dare senso, ancora una volta, al nostro lavoro di ricercatori, docenti, studenti, pensatori, scrittori in generale.

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